In un’intervista pubblicata su Il Giornale, il Procuratore della Repubblica di Parma, Alfonso D’Avino, ha espresso un chiaro e motivato sostegno al referendum sulla riforma della giustizia, annunciando il suo voto favorevole con un messaggio forte e diretto: “Voto Sì, stop al buonismo”. Le sue parole arrivano in un momento di acceso dibattito sul futuro del sistema giudiziario italiano, segnato da scandali e una crescente sfiducia pubblica verso la magistratura. D’Avino, figura autorevole nel panorama delle toghe, non esita a puntare il dito contro le debolezze interne al corpo giudiziario, invocando cambiamenti radicali per ripristinare credibilità e efficacia.
Nel corso dell’intervista, D’Avino ha richiamato l’attenzione sul tema centrale della credibilità della magistratura, che secondo lui si è progressivamente indebolita agli occhi dell’opinione pubblica. “La magistratura ha avuto un crollo di credibilità”, ha affermato, collegando questa erosione a una serie di episodi controversi che hanno minato la fiducia dei cittadini. In questo contesto, il procuratore ha motivato il suo appoggio alla separazione delle carriere tra pubblici ministeri (pm) e giudici, una misura che vede come essenziale per rinnovare il sistema. Inizialmente scettico su questo punto, D’Avino ha spiegato di aver cambiato idea proprio alla luce degli scandali recenti, come il caso del “sistema Palamara” e altre vicende che hanno rivelato opacità e connivenze all’interno dell’ordine giudiziario.
Escludendo categoricamente che la riforma possa tradursi in un controllo politico sulla magistratura – “Questo non è scritto da nessuna parte”, ha precisato – D’Avino ha invitato a concentrarsi su due aspetti chiave del progetto referendario. Innanzitutto, l’istituzione dell’Alta Corte, un nuovo organismo esterno al Consiglio Superiore della Magistratura (Csm) destinato a gestire i procedimenti disciplinari. “L’Alta Corte? Finalmente si puniranno i comportamenti inaccettabili dei giudici”, ha dichiarato con fermezza, criticando aspramente il “buonismo” che ha caratterizzato finora le decisioni della sezione disciplinare del Csm. Secondo il procuratore, troppe volte si sono viste pene modeste o semplici ammonimenti di fronte a condotte gravi, e l’Alta Corte rappresenterebbe un passo verso una maggiore severità e imparzialità.
Il secondo aspetto evidenziato è il sorteggio per l’accesso al Csm, che verrebbe sdoppiato in due enti separati per pm e giudici. D’Avino ha difeso questa misura come un modo per contrastare le logiche di corrente e le influenze interne, senza svilire la professionalità delle toghe. “Il sorteggio non svilisce la magistratura, è la perdita di autorevolezza che l’ha già danneggiata”, ha aggiunto, ricordando come negli anni ’90, ai tempi di Mani Pulite, i magistrati godessero di un prestigio sociale oggi dissipato da errori e scandali auto-inflitti.
In chiusura dell’intervista, D’Avino ha sottolineato la coerenza della riforma con il codice di procedura penale del 1989 e con il modello del processo accusatorio, che introdusse un sistema più equilibrato e trasparente. “La riforma è in linea con quel modello”, ha confermato, ribadendo la sua scelta personale di votare “Sì” al referendum. Un invito a “voltare pagina” che non solo riflette la sua posizione, ma che potrebbe influenzare altri colleghi indecisi in un dibattito che divide profondamente l’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) e l’intero mondo giudiziario.
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