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Mascherine cinesi “pericolose”: un miliardo bruciato, la Commissione COVID riapre il caso Conte-Arcuri

Roma, 14 gennaio 2026 – La gestione della pandemia da parte del governo Conte II torna sotto accusa dopo le rivelazioni della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla COVID-19. Al centro dello scandalo una maxi-commessa da 1,25 miliardi di euro per mascherine acquistate tra marzo e aprile 2020 da consorzi cinesi poco noti, molti dei cui prodotti si sono poi rivelati non conformi agli standard europei e in alcuni casi potenzialmente pericolosi per la salute.

Secondo i documenti della Commissione, oltre 800 milioni di euro di dispositivi presentavano gravi carenze nella filtrazione, mentre l’affidamento sarebbe avvenuto senza controlli preventivi adeguati sulla qualità e sull’affidabilità dei fornitori. In pratica, nel momento più critico dell’emergenza sanitaria, lo Stato italiano avrebbe speso una cifra colossale per mascherine che non garantivano nemmeno la protezione promessa.

“Dalla Commissione #covid emerge una maxi-commessa, affidata senza controlli a un consorzio cinese sconosciuto, di oltre un miliardo di euro per mascherine che si sono rivelate potenzialmente pericolose. Conte, hai qualcosa da dire?” ha scritto su facebook il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami.

Nel mirino finiscono l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte e l’allora commissario straordinario Domenico Arcuri, che gestiva direttamente gli acquisti durante la fase più drammatica della pandemia. La maggioranza chiede ora chiarezza su procedure, responsabilità e danni erariali, mentre cresce la pressione per un possibile intervento della Corte dei conti.

A distanza di anni, quella stagione di “acquisti in emergenza” continua a produrre strascichi politici e giudiziari e la Commissione COVID sta dimostrando che non si trattò solo di scelte affrettate, ma di un colossale fallimento di controllo dello Stato nel momento in cui i cittadini avevano più bisogno di protezione.