Dopo quello delle polizze auto false, un altro campanello di allarme da Lugo arriva dritto anche agli imolesi. Lunedì mattina i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Lugo hanno arrestato una donna italiana di 48 anni dopo che, fermata per un controllo, aveva fornito false generalità nel tentativo di nascondere la propria identità. Ma dietro quel gesto c’era molto di più di una semplice bugia: c’era l’ombra di una delle truffe più odiose e diffuse di questi mesi, quella del cosiddetto “falso carabiniere”.
Tutto è partito da una serie di segnalazioni arrivate alla Centrale Operativa dell’Arma da parte di cittadini che avevano ricevuto telefonate sospette. Sempre la stessa storia: qualcuno si presenta come carabiniere e dice che un figlio o un parente è nei guai, coinvolto in un incidente, magari già in stato di arresto. Per “sistemare tutto in fretta” viene chiesto di preparare soldi o gioielli da consegnare a un incaricato che di lì a poco busserà alla porta. Ed è proprio in quel momento, quando una persona anziana o spaventata apre, che scatta la truffa vera e propria.
Grazie a quelle telefonate dei cittadini, i Carabinieri hanno concentrato i controlli nelle zone segnalate e verso l’ora di pranzo hanno individuato un’auto sospetta con a bordo una coppia. Il fatto che il veicolo fosse stato noleggiato in un’altra regione ha subito fatto scattare l’attenzione, perché è una tecnica già vista in altri casi simili. Dopo alcuni pedinamenti i militari hanno deciso di fermare l’auto. È lì che la donna, seduta come passeggera, ha provato a giocare l’ultima carta, fornendo un nome falso. Ma i Carabinieri non si sono fidati e l’hanno portata in caserma: le impronte digitali hanno rivelato la sua vera identità, una persona già nota alle forze dell’ordine e addirittura sottoposta all’obbligo di non allontanarsi dalla propria provincia.
A quel punto l’arresto è stato inevitabile. Ma la vera lezione di questa storia è un’altra: senza le segnalazioni dei cittadini, probabilmente quella macchina avrebbe continuato a girare, e qualcun altro avrebbe perso soldi, ricordi di una vita, magari i gioielli di famiglia. È per questo che ciò che è accaduto a Lugo deve far riflettere anche a Imola. Le bande che usano il trucco del “falso carabiniere” non conoscono confini comunali: si spostano, osservano, colpiscono dove trovano una porta che si apre e una persona che ha paura.
Per questo è fondamentale non fidarsi mai di chi chiede soldi al telefono, anche se dice di essere un carabiniere o un avvocato. Le forze dell’ordine non chiedono cauzioni in contanti e non mandano nessuno a ritirare denaro a casa. E quando qualcosa non torna, una telefonata al 112 può fare la differenza. A Lugo ha funzionato. Può e deve funzionare anche a Imola.
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