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Caccia illegale, tre cacciatori sorpresi con richiami vietati

La caccia praticata con strumenti proibiti continua a rappresentare una delle principali minacce per la fauna selvatica e per l’equilibrio degli ecosistemi, soprattutto nelle zone umide e lungo i corsi d’acqua, ambienti delicatissimi presenti anche nel territorio imolese e nelle aree di confine con il Ravennate. L’utilizzo di richiami elettronici, ripetitori acustici e sistemi elettromagnetici serve a ingannare gli uccelli e ad attirare gli animali verso i fucili, trasformando l’attività venatoria in una pratica scorretta e dannosa, vietata in modo esplicito dalla legge italiana.

La normativa, in particolare la legge 157 del 1992, tutela la fauna selvatica e stabilisce regole precise per l’esercizio della caccia, proprio per evitare che tecnologie e strumenti artificiali alterino il comportamento degli animali e mettano a rischio la sopravvivenza delle specie. L’uso di munizioni al piombo nelle zone umide, ad esempio, è vietato perché provoca contaminazione ambientale e avvelenamento della fauna.

Queste regole non sono astratte: servono a proteggere un patrimonio naturale che appartiene a tutti, anche a chi vive e frequenta le campagne, le valli e i fiumi del territorio di Imola. Quando vengono violate, le conseguenze si ripercuotono su un’area molto più vasta del singolo luogo in cui avviene l’infrazione.

Tre cacciatori, tutti residenti in provincia di Ravenna, sono stati sorpresi mentre esercitavano attività venatoria utilizzando strumenti proibiti dalla legge. Un episodio che conferma come il fenomeno della caccia illegale non sia distante né raro, ma una realtà concreta che richiede attenzione, controlli e collaborazione dei cittadini.