Imola, 8 gennaio 2026 – Una dura critica alla gestione delle risorse umane del Nuovo Circondario Imolese (NCI) arriva dal sindacato Cobas, che in un comunicato stampa accusa l’ente di trattare i propri dipendenti come una “spesa inutile”, mentre destina fondi generosi a dirigenza e iniziative promozionali. Il documento, diffuso nelle scorse ore, solleva interrogativi sulla programmazione finanziaria e sulle priorità dell’amministrazione, confrontando l’NCI con altre unioni comunali limitrofe che appaiono più generose nei confronti del personale.Al centro della polemica c’è il fondo per il 2025 destinato ai dipendenti dell’NCI, che secondo Cobas è stato integrato con soli 40.000 euro da spalmare su tre anni (dal 2026 al 2028), lasciando l’anno corrente a zero. “Non si è trovato un solo euro per integrare il fondo 2025”, si legge nel comunicato, che attribuisce la decisione a una presunta mancanza di risorse da parte dei Comuni aderenti e dell’ente stesso, privo di entrate proprie. Questa “stiracchiatissima concessione” equivarrebbe a “pochi centesimi al giorno pro capite” per i lavoratori, a fronte di giustificazioni definite “fantasiose”.
Cobas punta il dito contro il sindaco di Imola, accusato di aver trovato invece risorse per altri scopi, come i 30.000 euro destinati a un “depliant patinato di fine mandato”, descritto come un’apologia elettorale con scarso valore informativo per i cittadini. Ancora più marcata è la disparità con i compensi dirigenziali: il sindacato evidenzia che, nello stesso periodo, sono previsti oltre 90.000 euro annui per una sola figura apicale, ovvero “almeno 26 volte tanto” rispetto a quanto percepito da un dipendente medio, condizionato da valutazioni “discrezionali” simili a voti scolastici.”Ci sono gli ammazzasette (o ammazzaventisei) che reggono tutto, e gli ‘irrilevanti'”, ironizza il comunicato, evocando una “sperequazione e arroganza degni di una casta feudale”. Secondo Cobas, questo squilibrio non solo demotiva il personale, ma danneggia il territorio, invertendo le priorità del servizio pubblico: invece di rispondere ai bisogni dei cittadini con efficienza e capillarità, l’NCI privilegerebbe “l’immagine, il leaderismo e gli spot pubblicitari”.Il confronto con le unioni vicine è impietoso.
L’Unione della Romagna Faentina ha stanziato oltre 422.000 euro extra per il 2025, di cui quasi 202.000 per risorse stabili (quelle azzerate dall’NCI). Similmente, l’Unione dei Comuni della Bassa Romagna ha destinato 200.000 euro e 39.000 euro per analoghe voci. “Cosa dobbiamo pensare? Che NCI non sappia programmare o che gestisca le risorse in modo meno accorto e competente?”, si chiede retoricamente il sindacato, insinuando politiche del personale “retrograde e autoreferenziali”, simili al trattamento riservato ai cittadini. In ultima analisi, Cobas si interroga se l’ente non crei “più problematiche di quante ne risolva”.Il comunicato esprime rammarico per la “corsa a chi si mostrava più prontamente condiscendente” da parte di RSU e altri sindacati, che avrebbero accettato un accordo “fumoso e inconsistente”.
Cobas, al contrario, mantiene aperto lo stato di agitazione, come attestato dalla Prefettura, e si dichiara pronto a sostenere i dipendenti nelle loro rivendicazioni.Contattato per un commento, l’NCI non ha ancora risposto alle accuse. La vicenda potrebbe accendere un dibattito più ampio sulla governance degli enti locali in Emilia-Romagna, dove le unioni comunali sono chiamate a ottimizzare servizi condivisi tra territori. Resta da vedere se questa denuncia porterà a un confronto negoziale o a azioni più incisive da parte del sindacato.
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