(foto di Luigi Mongardi)
di Aris Alpi
Uno di quei luoghi che appartengono al passato. Chi, sopratutto delle nuove generazioni, quando passa da Viale Zappi, non ha mai buttato l’occhio al di là della riva? Sull’argine, al loro posto ci sono ancora, e nessuno per fortuna le ha mai toccate, le antiche lavanderie dello storico Canale dei Molini.
Fino agli anni cinquanta del secolo scorso le nostre mamme, e nonne, si riunivano a turni per completare una delle faccende domestiche più gravose. Oltretutto, il lavaggio dei capi un tempo avveniva naturalmente a mano, con la saponetta di cenere. Il concentrato si otteneva tramite un curioso procedimento: si toglieva la cenere usata dalla stufa economica, poi la si metteva a bollire nell’acqua. Che produceva una schiuma, non altro che un potente e corrosivo sapone. Lo si raccoglieva con una ramina e lo si inseriva dentro un panno, che infine, si utilizzava nel lavatoio per smacchiare e pulire i capi, sotto l’acqua corrente e gelida.
La lavanderia del Canale dei Molini non era l’unica della città. Era senz’altro la più celebre e quella sopravvissuta fino ai giorni nostri. Forse ne esisteva una seconda anche all’altezza della Rivazza. Forse altre erano presenti verso il ponte di Viale Dante. In quel luogo, secoli prima, era presente “Porto Santerno”, ora sommerso, pare, da un centro commerciale…. Continua…
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