
IMOLA – “Chiamare il 118 a Imola è un po’ come giocare alla roulette russa. Se sei fortunato ricevi un’assistenza adeguata; altrimenti tenti la sorte”.
Con queste parole durissime Daniele Marchetti, consigliere regionale della Lega Nord torna puntare il dito sul sevizio di emergenza urgenza. “Quasi nel 10% dei casi – spiega Marchetti – non interviene l’automedica. E per cortesia, non facciamo un ragionamento da ragionieri dicendo che il 10% in fondo è una percentuale bassa. Qui c’è in gioco la vita della nostra gente e non c’è nulla su cui scherzare”.
Nel mirino di Marchetti, non solo i tempi, ma anche l’organizzazione dell’assistenza: “Quando la centrale operativa del 118 riceve una chiamata – spiega – assegna un codice d’intervento decidendo il numero e la tipologia dei mezzi di soccorso. Gli operatori giunti sul posto, valutano il da farsi e stabilizzano il paziente. Così come avvenuto all’andata, prima di trasportare il paziente presso la struttura più idonea, gli operatori assegnano un codice di rientro”.
“Un codice di gravità di rientro 3 – continua – è generalmente accompagnato da un medico, ma a quanto si apprende dai dati forniti dall’Ausl di Imola in risposta a un mio accesso agli atti, risulta che nel 2015 e nel 2016, un mezzo medicalizzato non è intervenuto su codici di rientro 3 nel 7,7% e nel 9,4% dei casi. Insomma, sia nel 2015 che nel 2016 si sono verificati casi di interventi su codici di rientro 3 senza medico e in alcuni casi addirittura senza personale infermieristico ma con solo personale volontario”.
“Appare insomma chiaro – continua Marchetti – che il numero dei mezzi e degli operatori sanitari impiegati nel settore emergenza territoriale dell’Ausl di Imola è insufficiente per garantire un’adeguata assistenza. E pur riconoscendo l’importanza del compito svolto dai volontari, non è accettabile che pazienti in gravi condizioni non siano seguiti da personale medico e infermieristico. Se a tutto aggiungiamo che l’ulteriore sviluppo delle reti cliniche aumenterà l’utilizzo di mezzi per il trasporto di pazienti da Imola a Bologna, lasciando così scoperto il territorio, il risultato è davanti agli occhi di tutti”.
“Per questo – conclude – chiedo alla Regione come valuta l’intervento di personale volontario su codici di rientro 3; con quali modalità vengono gestiti i trasferimenti interospedalieri urgenti e quelli programmati e se ritiene sufficiente il numero di mezzi e personale operativo nel settore emergenza territoriale dell’Ausl di Imola. Non mi stancherò mai di ripeterlo: con la salute della nostra gente non si scherza”.
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